Trasporto mercantile marittimo

L'evoluzione del trasporto mercantile marittimo

Trasporto mercantile marittimo


Il trasporto mercantile marittimo è una risorsa fondamentale per l'economia mondiale: è via mare, infatti, che si spostano la maggior parte delle merci che devono viaggiare per raggiungere i porti delle varie parti del mondo. L'importanza del trasporto mercantile marittimo è nota fin dai tempi più antichi, da quando i fenici, primi navigatori, intuirono la comodità di questo sistema, espandendo quindi i loro commerci in tutto il bacino del Mediterraneo.

Nel corso dei secoli e dei millenni non esiste un popolo che non abbia sfruttato i vantaggi del trasporto mercantile marittimo per i suoi scambi commerciali: gli antichi romani ci costruirono un impero sui trasporti marittimi mercantili e quando vennero aperte le rotte per le Americhe, i paesi dominanti sfruttavano le navi mercantili per trasportare le merci dalla madre patria alle colonie e viceversa, creando canali di scambio efficienti e, soprattutto, redditizi. Potevano trascorrere decine di giorni prima che una nave raggiungesse la terra ferma, spesso i carichi andavano persi nelle tempeste insieme alle navi e agli equipaggi che le trasportavano, ma con l'evoluzione delle tecnologie navali, con il miglioramento delle tecniche di costruzione e con l'avanzare della tecnologia, le navi si sono fatte sempre più sicure e adatte alle traversate più difficili. Nonostante tutt'oggi occorrano diversi giorni per effettuare un coast to coast oceanico, grazie alle moderne strumentazioni di bordo e alla regolamentazione le traversate non sono più così pericolose.

Proprio in riferimento alle navi mercantili è necessario effettuare un approfondimento a parte, perché sono il cuore del sistema marittimo. Vengono definite cargo e sono la naturale evoluzione delle onerarie, le navi mercantili romane di forma tondeggiante con la caratteristica prua curva. Più corte delle navi da guerra, erano però più capienti perché più larghe: dovevano garantire stabilità anche in presenza di importanti carichi a bordo e, solitamente, la capacità massima era di 3000 anfore. Dalle anfore ai container, sono passati diversi millenni ma il concetto di trasporto con contenitore è rimasto immutato. Oggi, le navi portacontainer rappresentano la maggior parte del totale delle navi cargo e il container è il sistema di trasporto più utilizzato per il trasporto mercantile moderno. I container sono dei grandi cubi di acciaio all'interno del quale vengono stoccate le varie tipologie di merce che devono essere trasportate di porto in porto ed esistono vari tipi di container, che si distinguono principalmente in base alle dimensioni ma esistono anche dei container refrigerati, utilizzati soprattutto per il trasporto di derrate alimentari e di particolari tipologie di merce che necessitano di essere mantenute a una temperatura costante durante i lunghi viaggi. Anche le navi che trasportano i container sono di diverse dimensioni, in particolare quelle più grandi vengono impiegate per il trasporto oceanico e per coprire rotte piuttosto lunghe: i porti adatti ad ospitare queste imbarcazioni non sono numerosi e, per questo motivo, si operano spesso trasporti combinati per ultimare la consegna nel porto di destinazione finale. Infatti, le grandi navi portacontainer vengono scaricate nei porti maggiori, considerati come il primo centro di smistamento merci: da qui, partono le navi container più piccole che raggiungono i porti minori da cui poi partono mezzi di trasporto merci su strada e su strada ferrata, ultimo anello del complicato sistema di trasporto mercantile marittimo. In Europa, l'unico porto commerciale adeguato per accogliere le grandi navi container è a Rotterdam, la seconda città dei Paesi Bassi: è qui che arrivano tutte le merci provenienti da oltreoceano e da Oriente, dirette nei vari Paesi europei ed è qui che vengono caricate le piccole portacontainer che poi entrano nel bacino mediterraneo. Gli altri grandi porti mondiali si trovano prevalentemente in Cina, negli Stati Uniti e in Giappone e non è un caso che è da qui che venga movimentata la maggior parte delle merci che si sposta nel resto del mondo. La nave portacontainer più grande del mondo, invece, è europea e batte bandiera danese: è di proprietà della Maersk Line, prende il nome di Mc-Kinney Møller e ha una lunghezza complessiva di 400 metri. Viene impiegata per i trasporti transoceanici.

Appare evidente, quindi, che non bisogna considerare il trsaporto marittimo come la mera traversata in nave da porto a porto, perché per far sì che il sistema di trasporto delle merci via mare abbia successo è necessario che le imbarcazioni vengano supportate da un ampio sistema di infrastrutture, che garantisca alle navi e all'equipaggio l'assistenza, nonché che permetta il carico e lo scarico agevole e sicuro delle merci, come avviene nei grandi porti commerciali. Già antichi romani intuirono che utilizzare la sola forza umana per caricare e scaricare le navi non sarebbe stato vantaggioso in un'ottica di ottimizzazione dei tempi e delle risorse a disposizione. Fin da quei tempi, quindi, i porti vennero dotati di rudimentali gru ad azionamento manuale, semplici sistemi a corda e carrucola, che agevolavano il trasbordo delle merci più pesanti, riducendo nettamente i tempi per le operazioni. Oggi, i nostri porti e moli commerciali sono dotati di apposite gru per la movimentazione delle merci, imponenti sistemi meccanici che sono in grado di sollevare decine di quintali e di tonnellate di carico con il semplice movimento di una leva e con l'azionamento di un pulsante. Bisogna sempre considerare che una nave mercantile è un gigante de mare, un'imbarcazione capace di trasportare centinaia di migliaia di tonnellate di carico, che sarebbe impossibile movimentare in assenza del supporto meccanico.

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Brexit: Gli effetti sulle spedizioni, i corrieri ed il trasporto di merci in Regno Unito.


Brexit Regno Unito

Ieri il Regno Unito ha votato un referendum per l’uscita dall’Unione Europea meglio conosciuto come “Brexit”.

L’esito di questo referendum si è chiuso con la seguente statistica:

Un 48,1% ha votato per continuare a far parte dell’Unione Europea, mentre il 51.9% (la maggioranza) ha votato per lasciare l’Unione Europea.

Brexit voto Brexit

Quali ripercussioni può avere l’uscita dall’Unione Europea del Regno Unito sul settore dei trasporti e sull’economia britannica?

Secondo alcune statistiche l’export italiano potrebbe subire una perdita pari ad un miliardo e 700 milioni di euro, i settori più a rischio secondo le statistiche sono quelli dei mezzi di trasporto e della meccanica strumentale, ma anche delle aziende, soprattutto a rischio i produttori di vino e spumante italiano per l’anno 2016 hanno decretato come primo mercato mondiale il Regno Unito.

Questo referendum oltre che poter causare una possibile destabilizzazione del commercio europeo potrebbe causare anche una ripercussione sull’economia interna del Regno Unito stesso, da come possiamo evincere da questo report sulle conseguenze del Brexit:

Conseguenze e ripercussioni del Brexit

Fonte: Reuteurs, Financial Times


Gli investitori stranieri potrebbero essere portati a spostare le loro fabbriche di produzione sul continente britannico, mentre allo stesso tempo 2 milioni di cittadini europei potrebbero dover richiedere il visto ed un permesso di residenza per poter continuare a vivere in Regno Unito, in caso contrario potrebbero essere forzati a rimpatriare nella loro nazione di provenienza.

Spedire in Regno Unito, come funziona dopo il Brexit?

Al momento non si hanno notizie ben precise in merito ma l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbe apportare variazioni sui costi di spedizione di pacchi e sulle procedure di norma utilizzate per effettuare una spedizione, ma le sorti sono ancora tutte da decidere.

Il Regno Unito potrebbe in futuro essere classificato dai corrieri espressi una nazione extraeuropea, di norma questo comporta un aumento dei prezzi di spedizione rispetto al costo attuale.

Le nazioni non appartenenti all’Unione Europea e quindi classificate nazioni extraeuropee possono infatti apportare restrizioni sui prodotti da spedire come per esempio: olio, vino ed altri varie tipologie di prodotti alimentari, oppure apportare restrizioni sul quantitativo di merce da spedire, diretta verso queste nazioni.

Le spedizioni dirette in Regno Unito da altre nazioni come ad esempio l’Italia, dal momento in cui per via del Brexit non appartiene più all’Unione Europea risulterebbero spedizioni di prodotti non comunitari, pertanto per fare in modo di non avere problemi e permettere le consegne dovranno rispettare le nuove leggi di Londra che a breve potrebbero entrare in vigore, praticamente potrebbero provvedere l’applicazione di dazi doganali per la merce destinata in Regno Unito ponendo fine al libero scambio delle merci.

Delucidazioni finali sul Brexit ed il settore dei trasporti:

Attualmente il Brexit ha avuto solamente un effetto politico e non ha provocato nessuna ripercussione o variazione sulle normative adottate per il settore delle spedizioni, come per esempio: dazi, oneri, tasse etc, pertanto le normative e procedure rimarranno sempre le stesse ed invariate fino al momento in cui il Regno Unito rinegozierà gli accordi con l’Unione Europea.

In prospettiva finale gli ostacoli previsti potrebbero essere svariati come per esempio: la gestione dei dati sensibili e della privacy, l’applicazione di dazi doganali, l’inclusione di nuove direttive sulla gestione delle spedizioni ed eventuali nuove tipologie di controlli alle frontiere.

Detto questo teniamo a precisare che ad oggi il tutto è ancora da decidere e da decretare, pertanto i servizi erogati da noi di SpedireSubito.com al momento non saranno soggetti ad alcuna tipologia di variazione, sulle procedure da eseguire per la spedizione e sul relativo costo delle spedizioni dirette nelle aree interessate.

Nuove frontiere e nuovi ostacoli


nuove frontiere


Negli ultimi anni, con l’aumento esponenziale e crescente del numero dei migranti, molti paesi appartenenti all’Unione Europea, stanno inserendo un numero sempre maggiore di frontiere, che va a compromettere i trasporti interni causando, rallentamenti nelle attività e costi supplementari.

Sempre più si sta venendo meno alla convenzione di Schengen, firmata il 19 giugno 1990 inizialmente da Benelux, Francia e Germania Ovest e successivamente dal 1990 fino al 1996, da Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia.

Il trattato prevedeva il cosiddetto spazio di Schengen ovvero una zona libera di circolazione, dove i controlli di frontiera vengono aboliti per tutti i viaggiatori e i trasporti. Attualmente, oltre i paesi elencati precedentemente, usufruiscono della convenzione paesi come l’Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Il trattato permette a tutti i cittadini appartenenti all’Unione Europe e terzi di viaggiare all’interno di questa zona senza essere fermati e sottoposti a controlli di frontiera, al contrario, tutti i cittadini dei paesi che non sono all’interno di questa convenzione, devono essere fermati e controllati rigorosamente, anche se, da trattato, questo compito spetta esclusivamente ai paesi confinanti, in modo da poter permettere un libero e fluido trasferimento dei viaggiatori e dei mezzi di trasporto di merci.

Questa definizione però, non può essere correttamente applicata ai giorni nostri, in quanto, come già esplicato precedentemente, l’afflusso sempre maggiore di migranti unito ai timori legati al terrorismo, stanno facendo nascere nuove frontiere interne all’Unione Europea, causando danni ai trasporti merci come i TIR, ai viaggiatori e i lavoratori transfrontalieri.

Secondo una ricerca, considerando tutti i trasporti che avvengono all’interno dello spazio di Schengen, il costo di queste frontiere, che causano rallentamenti nei trasporti, ammonterebbe ad un costo supplementare di 3 miliardi e 600 milioni. Questo dato è stato calcolato in base alla considerazione del fatto, che ogni TIR o trasporto merci, impiegherebbe una media di 1 ora in più rispetto al normale tempo di viaggio, causato dalle code alle frontiere, considerando il costo medio che un’azienda paga per il trasporto di merci, pari a 60 euro l’ora, implica un aumento esponenziale dei costi di trasporto. Le aziende maggiormente colpite, ovviamente, sono le imprese che esportano molti prodotti via terra: prendendo in considerazione le aziende Italiane, secondo le stime riportate dall’Ispi, l’Italia esporta più del 55% dei prodotti per un totale di 208 miliardi, valori comparabili ed estremamente vicini a quelli della Francia, Spagna e Germania. Il costo diretto che le aziende affronterebbero per i rallentamenti, varierebbe da 5 e 18 miliardi di euro, causando gravissime perdite non solo per i tempi di produzione, ma anche a livello economico e di competitività con le altre aziende appartenenti all’Unione Europea e mondiali.

Vanno anche considerati i danni ai viaggiatori e ai lavoratori transfrontalieri, che secondo le stime di France Strategie, le perdite causate da queste frontiere in caso fosse rescisso il trattato di Schengen, ammonterebbero ad un calo totale del 50% del turismo e del 38% del lavoro transfrontaliero.

In tutto questo poi non viene calcolato il costo e le possibili ripercussioni sugli investimenti e i flussi finanziari.

Un’altra ricerca legata alla problematica delle frontiere, considera i costi per i controlli di sicurezza territoriali e della guardia costiera. Secondo la convenzione di Schengen tra i paesi membri vi deve essere una cooperazione poliziesca, che avviene anche mediante l’utilizzo di sistemi informatici come il SIS II che permette di effettuare segnalazioni di persone che commettono reati, con la possibilità di essere consultati da tutte le autorità dei vari paesi. Vi sono però in progetto altri sistemi che avranno il compito di assicurare una maggiore sicurezza dei paesi, che però come svantaggi, posseggono un elevato costo di realizzazione e un possibile rallentamento ancor maggiore che andrà a pesare sui trasporti merci e sui viaggiatori. Per quanto riguarda la guardia costiera, si prevede un aumento di costo di 2,76 miliardi di euro oltre ai 276 milioni di euro che annualmente costa per i relativi controlli.

Per concludere è importante sottolineare che attualmente non c’è stata nessuna recisione da parte dei paesi membri per quanto riguarda il trattato di Schengen, anche se a primo acchito può sembrare che alcuni paesi, come la Germania, abbiano abbandonato la convenzione, rimettendo le frontiere lungo tutti confini. Questo però non è del tutto vero, in quanto lo stesso trattato prevede il rintegro delle frontiere in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico e la sicurezza interna o di gravi lacune da parte dei controlli che dovrebbero essere operati dai paesi che fanno da confine con quelli esterni. Questo naturalmente non toglie il gravissimo danno economico che le aziende di tutta Europa stanno attualmente già accusando.

I costi dell'inquinamento

I costi dell inquinamento

Nonostante giungano dati statistici incoraggianti circa le specifiche emissioni atmosferiche prodotte dai veicoli atti al trasporto merci, non è certo sufficiente. Sì, rispetto a dieci anni fa, delle migliorie vi sono state, tuttavia l'inquinamento dovuto ai mezzi che trasportano merci influisce ancora troppo sull'ambiente e l'impatto che si crea non è sottovalutabile.

La sfida del futuro? Passare al setaccio ogni veicolo e verificarne le condizioni. Individuare le alternative attuabili per ciascuno e metterle in pratica.

Si parla di vere e proprie sostituzioni al fine di rendere eco-sostenibili, mezzi altamente inquinanti.

Il passaggio è costoso? La risposta è sì.

La vera domanda però è un'altra: questo passaggio è obbligato? Ancora una volta, a gran voce bisogna coscienziosamente rispondere, sì.

Mettere in pratica tutte le soluzioni eco-friendly conosciute e a disposizione, laddove possibile, o togliere di mezzo veicoli non modificabili è doveroso quanto necessario. Bisogna ridurre l'emissione atmosferica di gas altamente inquinanti e nocivi che, a lungo andare, uccideranno il Pianeta e gli abitanti dello stesso.

Prima di entrare nel merito delle soluzioni, cerchiamo di capire che impatto ambientale ha l'inquinamento dovuto al trasporto delle merci.

Precisiamo che il trasporto su strada intrapreso da corrieri espressi è considerato il più inquinante, anche rispetto al trasporto merci marittimo o aereo.

Il problema fondamentale resta il seguente: i mezzi pesanti circolano su gomma ed emettono circa il 75% delle emissioni totali di anidride carbonica di tutto il settore dei trasporti.

Guardando in modo globale la questione, si parla di almeno 5 miliardi di CO2 l'anno rilasciate nell'atmosfera. (Un doveroso appunto: la circolazione su rotaia rappresenterebbe un impatto decisamente migliore.)

Si tenga conto che i corrieri circolanti vanno incontro nel tempo a usura spontanea di:
• pneumatici
• freni
• combustione del motore

Senza contare la naturale rovina del manto stradale; tutto ciò che cosa comporta?

Come prima cosa, l'unione di polveri e del particolato si andrà a dissolvere nell'aria e depositare ove possibile, tra fogliame ai lati della strada e ovunque trovi terreno fertile. Diviene respirabile e altamente tossico per gli esseri umani e per l'ambiente, poiché riduce drasticamente la fotosintesi delle stesse piante.

Le soluzioni ci sono e vanno applicate.

Quello che "vagamente" colpisce è il fatto che in altre parti d'Europa siano già in uso da tempo delle tipologie di filtro antiparticolato "Black Carbon". In Italia vi è ancora qualche resistenza, e ciò che non risulta chiaro è il motivo: budget d'investimento o tipologia del meccanismo?

È indiscutibile che la combustione derivante dalle particelle di combustibili fossili legata alle biomasse, crei una delle emissioni più nocive al mondo. Non solo per l'ambiente, anche per la salute dell'uomo.

Il filtro al carbone, da applicare direttamente nei camion che si occupano del trasporto merci, potrebbe ridurre drasticamente tale emissione.

Come? Semplice, si tratta di un filtro che riesce a raccogliere le particelle di carbonio e separarle. Le raccoglie finché non si raggiunge un livello massimo di filtraggio tale da non permettere al motore di scaricarle nell'aria. Questo sistema di filtrazione viene meccanicamente segnalato a una centralina interna tramite appositi sensori e si avvia il cosiddetto processo antiparticolato. Parliamo di una combustione che ottimizza gli scarichi e rende le emissioni al minimo della soglia. Innovazione ed eco-sostenibilità massima.

In Svezia sono stati condotti con ottimi risultati i test relativi all'autotrasporto eco sostenibile. Stando a fonti certe vi sono progetti in questo senso anche per l'Italia: gli autocarri dovrebbero prevedere la ricezione dell'energia tramite un cosiddetto "pantografo". Questo è un collettore-strumento di elettricità che verrebbe montato sui telai dei mezzi, all'altezza della cabina. In tal modo i veicoli prenderebbero energia dalle linee di corrente poste sulle autostrade e corsie preferenziali create appositamente. Si tratterebbe comunque di veicoli elettrici pertanto funzionanti anche al di fuori di queste linee di corrente aeree. Ossia staccandosi da esse, i mezzi camminerebbero come qualunque altro veicolo ibrido su strada.

Ammettiamo che il progetto è costoso ma altrettanto necessario.

I costi. Quasi un anno fa si parlò di circa 140 milioni di euro messi a disposizione dell'Italia per far fronte al problema relativo all'inquinamento.

Tuttavia, ben poco di quella cifra venne riservata alle modifiche sui mezzi pesanti. Per ora le energie rinnovabili sono un settore che si è affacciato nel Bel Paese ma non sufficientemente a livello di trasporto merci.

Per i filtri al carbonio vennero stanziati già anni fa, soprattutto al nord, circa 20 milioni di euro, con detrazioni fiscali del 50% per i privati e proprietari di mezzi pesanti e trasportatori di merci che decidevano di adeguare il proprio veicolo. Tuttavia in pochi installarono e usufruirono del DPF.

I mezzi elettrici presentano tuttora un costo quasi tre volte tanto quello di un mezzo pesante normale. Allora è ovvio che se poi il budget d'investimento cambia ogni anno e quello realmente riservato all'inquinamento non viene impiegato per sopperire ai costi derivanti dalle emissioni nocive, nulla può davvero cambiare.

Il Pianeta Terra è un bene da salvaguardare e confidiamo in prossime buone notizie e applicazioni dei sistemi eco-sostenibili attualmente conosciuti.