L'investimento affrontato da Uber ammonta a 680 milioni di dollari, una spesa che dà fiducia a quella che per adesso è ancora una vera e propria scommessa, ovvero un futuro nel quale le autovetture ed i camion si guideranno da sole per il 90% del tempo di percorrenza, nel più totale rispetto dei limiti di sicurezza e di velocità imposti dalla legge.

Siamo ancora in un periodo di sperimentazioni, ma la flotta di Otto è già composta da sei camion self drive che dovrebbero raggiungere le quindici unità il prossimo anno.

Il 2017 dovrebbe segnare il debutto dei camion auto-guidati, con le prime consegne a negozi e magazzini.

Tuttavia, per assistere al primo viaggio di un tir completamente indipendente dal lavoro umano sarà necessario attendere ancora alcuni anni.

Gli esperti del settore parlano di un paio di decenni, necessari ad un adeguamento delle leggi in merito e alla completa accettazione culturale di un mezzo che si diriga in maniera totalmente indipendente da un punto prefissato all'altro.

Per motivi di sicurezza, i camion progettati da Otto e acquistati da Uber, necessitano di un autista e di un ingegnere regolarmente presenti all'interno dell'abitacolo.

Per accelerare i tempi, Uber sembra intenzionata a dotarsi di partner affidabili e che si intendano di trasporti: fra questi figurano le aziende americane XPO Logistics e CH Robinson.

La prima dispone di un fatturato annuo pari a 15 miliardi di dollari e di un bacino d'utenza superiore ai 50 mila clienti disseminati in 34 diversi paesi, la seconda di un fatturato vicino ai 14 miliardi di dollari e di una collaborazione forte di 46 mila clienti sparsi per il mondo.

Uber, insieme alla tecnologia di guida autonoma varata da Otto, ha acquisito anche i permessi governativi rilasciati dal California Department of Mothor Vehicles e dall'US Department of Transportation, utili ad eseguire test di auto-guida sulla maggior parte delle strade pubbliche americane.


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Nel momento in cui Otto è stata acquisita da Uber, l'azienda contava soli cento dipendenti, che oggi hanno trasferito le loro scrivanie presso il quartier generale della società con sede a San Francisco, leader nel settore del trasporto automobilistico e responsabile della rivoluzionaria introduzione dell'app che mette in collegamento diretto autisti e passeggeri.

Gli ex dipendenti di Otto e gli ingegneri di Uber, al momento sono al lavoro sul perfezionamento di una tecnologia di auto-guida da applicare ai mezzi pesanti, ma anche sulla realizzazione di app evolute utili alla navigazione stradale, al tracking delle merci trasportate autonomamente ed alla mappatura completa del territorio.

Uber è al lavoro anche per ridurre i costi di trasporto, evitando che i mezzi pesanti debbano percorrere tragitti privi di carico e quindi applicando al settore della mobilità e del trasporto merci una tipologia di spostamenti ottimizzata e più intelligente rispetto al recente passato.

Di sicuro c'è che Uber, così come molte altre aziende che si occupano di trasporti e tecnologie applicabili alle autovetture, negli ultimi tempi sta abbracciando quello che sembra essere il mercato del prossimo futuro, ovvero lo studio di interfacce elettroniche, sensori e tools di ogni genere, in grado di rendere le auto più sicure ed avvicinare sensibilmente la tecnologia all'obiettivo primario della guida autonoma.

Insomma, il futuro dei trasporti sembra già tracciato e nel frattempo arrivano i primi successi.

Otto e Budweiser, infatti, proprio nei giorni scorsi hanno realizzato la prima consegna di un carico importante effettuata da un camion a guida autonoma.

L'esperimento, andato perfettamente a buon fine, è consistito nella programmazione di un tir self drive che aveva il compito di consegnare un carico di 52 mila lattine di birra presso un magazzino situato a Loveland, Colorado.

Il camion ha coperto circa 160 chilometri, partendo da Fort Collins e portando brillantemente a termine l'incarico assegnatogli impiegando sole due ore di viaggio ed in modalità di guida completamente autonoma.

A bordo era presente soltanto un conducente deputato a controllare che tutto andasse per il verso giusto.

Per adesso, infatti, le normative statunitensi, così come farebbero quelle della maggior parte dei paesi del mondo, obbligano società come Otto, Google e Tesla (che stanno predisponendo esperimenti simili) a far salire una persona sul mezzo di trasporto allo scopo di intervenire sui comandi meccanici in caso di pericolo o necessità, qualora la guida autonoma dei tir non funzionasse correttamente.


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