La delocalizzazione e la produzione lontana dai mercati che si trovano a migliaia di km di distanza, determinano delle conseguenze e anche dei problemi che le aziende devono affrontare.

Tali problemi riguardano sia le aziende di trasporti che quelle committenti del ritiro e della consegna delle merci.

Intervengono questioni di logistica, di distribuzione, di individuazioni dei luoghi deputati a deposito o magazzino nonché di quelli che fisicamente devono ricevere quanto acquistato.

L'aspetto positivo di questo quadro, che fa riferimento a un'economia ormai improntata alla globalizzazione, è che i mezzi di trasporto sono più efficienti, tecnologicamente più sicuri e più avanzati, e riescono a raggiungere i luoghi in molto meno tempo rispetto al passato.

L'economia globalizzata è stata possibile a partire dal potenziamento non solo dei mezzi di comunicazione, ma anche dalle modalità, dai nuovi mass media come internet.

In tal modo il mondo che si conosceva prima dell'avvento del World Wide Web non esiste più, perché si è creato una sorta di "villaggio globale", che sempre più si avvicina a una dimensione "comunitaria", intesa come un luogo dove le informazioni si diffondono velocemente come mai era accaduto prima.

La conseguenza sui mercati è che chi produce può soddisfare la richiesta di un prodotto o di un servizio a migliaia di km di distanza e il valore più importante è il "tempo di risposta" del soggetto che produce.

Il valore di un prodotto considerato del tutto identico, aumenta in base alla velocità con cui questo viene messo sul mercato e consegnato ai potenziali acquirenti.

Avere mezzi di trasporto tecnologicamente avanzati e battere sul tempo di consegna altri produttori, non significa però investire in luoghi che hanno deficit strutturali.

Sarebbe rischioso spostarsi su luoghi dove non ci sono vie di comunicazione efficienti, collegamenti attraverso la rete ferroviaria, uno scalo aereo attrezzato anche per lo stoccaggio delle merci, porti, ecc.

Una carenza infrastrutturale non attira neppure gli imprenditori o le grandi holding a delocalizzare le loro sedi di produzione.

La competitività sul mercato è legata essenzialmente alla presenza di infrastrutture e reti di comunicazione, sia a livello nazionale che internazionale.

L'Italia, che ha sempre ricoperto un ruolo importante per quanto riguarda il livello di industrializzazione, appare carente invece sotto il punto di vista infrastrutturale.

Lo si evince dal Global Competitiveness Report, pubblicato ogni anno dal World Economic Forum. Se si guarda alla classifica secondo la quale a ogni paese viene assegnato un rank (livello) di competitività, gli stati con quello più alto nelle prime 5 posizioni sono Hong Kong, Singapore, Paesi Bassi, Emirati Arabi Uniti e Giappone, con valori compresi tra 6.7 (il più alto) e 6.2 (il più basso).

Di seguito riportiamo i valori assegnati ai vari paesi:

  • 1- Hong Kong 6.7
  • 2- Singapore 6.5
  • 3- Paesi Bassi 6.3
  • 4- Emirati Arabi Uniti 6.3
  • 5- Giappone 6.2
  • 6- Svizzera 6.2
  • 7- Germania 6.1
  • 8- Francia 6.0
  • 9- Regno Unito 6.0
  • 10- Spagna 5.9
  • 11- Stati Uniti 5.9
  • 12- Cina- Taipei (Taiwan) 5.9
  • 13- Corea del Sud 5.8
  • 14- Canada 5.7
  • 15- Austria 5.7
  • 16- Australia 5.7
  • 17- Lussemburbo 5.7
  • 18- Qatar 5.6
  • 19- Islanda 5.6
  • 20- Svezia 5.6
  • 21- Belgio 5.5
  • 22- Danimarca 5.5
  • 23- Portogallo 5.5
  • 24- Malesia 5.5
  • 25- Finlandia 5.4
  • 26- Italia 5.4
  • 27- Irlanda 5.3

L'Italia si è piazzata al 26° posto con un rank di 5.4, preceduta da Danimarca, Portogallo e Malesia con un punteggio a pari merito di 5.5, seguita da Irlanda (5.3) e Grecia che scivola al 34° posto.

L'essere nell'Unione europea ha evidenziato delle gravi lacune nella nostra rete di comunicazioni e di trasporti e questo si ripercuote sugli investimenti che diminuiscono, soprattutto dall'estero. Gli imprenditori esteri già trovano in difficoltà per la pressione fiscale italiana e la tassazione sul comparto produttivo.

L'Italia, rispetto al resto d'Europa, si mostra essere in un deficit che pesa molto sull'economia, se si guarda ancora alla tabella del Global Competitiveness Report, dove Germania, Francia, Regno Unito e Spagna occupano rispettivamente dal 7° al 10° posto.

L'Europa in tal senso dovrebbe avanzare politiche di ammodernamento e potenziamento della rete infrastrutturale e consentire ai paesi che sono "rimasti indietro" di allineare la loro condizione.

La stessa Europa dovrebbe migliorare i suoi collegamenti con altri gli altri continenti, in modo da favorire tutti gli stati membri nella competizione sui mercati, a tutti i livelli.

Un Europa a 2 velocità sotto questo punto di vista determina una frattura tra gli stati che con il tempo può diventare insanabile, considerando quanto conta il trascorrere di mesi e anni secondo i criteri della globalizzazione.

Se si guarda fuori dall'Europa la classifica del Global Competitiveness Report, primeggiano Stati Uniti, mentre l'India, nonostante la sua recente crescita come nuovo mercato asiatico non è ancora pronta sotto il profilo delle infrastrutture; infatti, se prendiamo le singole città come nel caso di New Delhi, si trova al 81° posto.

La Cina invece è al 39° nonostante il vero e proprio boom economico accompagnato dagli shock di borsa che ha dovuto sostenere, mentre in America Latina il Brasile è alla 79° posizione.

Il funzionamento della moderna economia oggi è legato ai collegamenti che si sviluppano tra le realtà industriali, a partire dalla dimensione locale per allargarsi a quella nazionale e internazionale.

Le relazioni industriali si basano sulla filiera, ma quella lunga, dove tante piccole realtà produttive sono collegate fra di loro perché dall'indotto e fanno capo a un polo produttivo più grande.

Una volta stabilite le relazioni industriali è importante mantenerle con una buona rete di comunicazioni stradali, ferroviarie, aeree, portuali e, dove questi elementi mancano, bisogna sopperire.

E' necessario guardare alla risorsa che viene dalla tutela ambientale e da modi alternativi di collegare le varie zone del mondo, anche le più impervie, magari accontentandosi di un'esigua rete ferroviaria o di un piccolo aeroporto, oppure di fare a meno dell'autostrada.

Il segreto probabilmente sta nel talento organizzativo della logistica, dove la controparte è una produzione eco sostenibile e rispettosa dell'ambiente.