Le strade: dalle origini ai giorni nostri

La costruzione delle prime strade risale a tempi antichissimi. I più grandi costruttori di strade nell'antichità furono i Romani che crearono un'imponente rete stradale. Ancora oggi numerose strade che dipartono da Roma, anche dette strade consolari, seguono l'antico tracciato, tranne qualche rettifica di curve e di pendio. Le strade nell'antichità avevano principalmente scopi militari, per questo esse vanno di pari passo con le vicende storiche dei popoli guerrieri che conquistarono immensi spazi soprattutto in Europa e nell'Asia Minore. Tuttavia, sin dai tempi più antichi, le strade perseguivano anche intenti commerciali. Ai giorni nostri si può addirittura affermare che la civiltà e il progresso di un popolo possono essere misurati dall'estensione e dalla modernità delle sue infrastrutture.

Il primo Ponte sullo Stretto

Le strade costruite dai romani erano progettate per valicare ogni ostacolo. In tema di ostacoli naturali da superare, lo storico Strabone riporta che, verso la metà del III secolo a.C., nel culmine delle guerre puniche, il console Lucio Cecilio Metello, artefice della vittoria sui cartaginesi di Asdrubale, fece catturare 104 elefanti che trasferì sul continente grazie a quello che potremmo definire come il primo "Ponte sullo Stretto". Si trattava di una sorta di ponticello costituito da coppie di botti sormontate da assi di legno e terra. Secondo la leggenda, tale struttura fu in grado di resistere per qualche mese, dopodiché il mare la spazzò via. Secondo quanto riportato da Plinio il vecchio, dopo aver sconfitto i cartaginesi nella battaglia di Palermo, i romani arrangiarono un ponte di barche per raggiungere il continente.

Il ponte sullo Stretto: da Carlo Magno a Ruggero II

Da allora, arditi e fantasiosi progetti per unire le due sponde dello Stretto si susseguirono nel corso del tempo. Nel IX secolo a.C. ci provò l'imperatore Carlo Magno, ma senza successo. Sotto il dominio normanno di Ruggero d'Altavilla, fu il fratello Roberto il Guiscardo a tentare nell'impresa. Egli ordinò che venisse costruita una compagine per unire lo Stretto, ma la sua morte, sopraggiunta nel 1085, non permise di portare a termine i lavori. Anche Ruggero II, sotto il cui governo forte e saggio la Sicilia divenne lo Stato più vigoroso del Mediterraneo, accarezzò l'idea di costruire una stuttura che unisse le due sponde, questa volta però, in seguito agli accertamenti degli esperti, i lavori non ebbero mai inizio. Verso la seconda metà del IXX secolo, l'on. Jacini, Ministro ai lavori pubblici, incaricò un fabbricante di ponti di verificare la fattibilità di un attraversamento stabile tra la Sicilia e la Calabria.

Un'opera di prevalente interesse nazionale

Nonostante le poetiche parole pronunciate dall'onorevole Zanardelli nel 1897 "Sopra i flutti o sotto i flutti la Sicilia sia unita al Continente", alla fine del IXX secolo la millenaria questione del ponte sullo Stretto era ancora carta morta. Essa raggiunge il culmine nel 900, quando generazioni di esperti in ogni campo, dall'ingegneria all'economia, si interessano al tema della realizzazione di un collegamento stabile, viario e ferroviario, tra la Sicilia e il continente, dando vita ad un dibattito istituzionalizzato. L'apice del dibattito viene raggiunto nel 1971, quando il parlamento, con la legge 1158, definisce il ponte sullo Stretto un' "opera di prevalente interesse nazionale". Nel 1981 viene costituita la società "Stretto di Messina S.p.A" che, a causa della volubilità del mondo politico, viene però liquidata dal Governo il 15 aprile 2013.

Uno specchio per le allodole

Come si può intuire leggendo la storia infinita del ponte sullo Stretto, la sola idea veniva usata per evocare scenari di ricchezza o per indorare la pillola della guerra. Secoli di bei discorsi e iniziative legislative e finanziarie spesso contraddittorie per risollevare le sorti del trascurato Mezzogiorno d'Italia hanno portato ad un nulla di fatto e ad una concezione mitologica di un'opera faraonica che sarebbe lunga ben 3666 metri! Il governo Renzi si è impegnato, con una mozione approvata lo scorso 29 settembre, a considerare nuovamente la possibilità di realizzare il ponte sullo Stretto di Messina, sottoforma di collegamento ferroviario, dopo un'attenta analisi del rapporto costo-benefici e come strategia per potenziare le infrastrutture del Mezzogiorno d'Italia.

Le priorità del sistema infrastrutturale del Mezzogiorno

Anche Renzi, dunque, non ha saputo resistere a sventolare il ponte per richiamare un immaginario di abbondanza e ricchezza, definendolo un "bellissimo simbolo dell'Italia" e dichiarando a Bruno Vespa che "il Ponte sullo Stretto si farà", anche se non prima di aver sistemato le opere incompiute, come l'acqua e le bonifiche. Eppure, controllando i tempi di percorrenza di alcune tratte ferroviare siciliane, come quella tra Catania e Palermo, che, rispetto alla Milano-Bologna, ci impiega il triplo del tempo, verrebbe da pensare che le priorità riguardanti le infrastrutture del Mezzogiorno siano ben altre. Ci si chiede allora perché il premier debba tenere in piedi un mesto sogno, quando ci sono delle priorità più impellenti, come il miglioramento del sistema ferroviario siciliano. Insomma, se i faraoni per passare alla storia costruivano piramidi sempre più grandi, in Italia si continua a "sventolare" un ponte che non è mai stato costruito.

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